Immatricolazioni in calo: a Febbraio -19%

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C’è grossa crisi, le aziende non hanno contanti per far contenti né gli amministratori delegati né i semplici dipendenti, così a rimetterci sono tutti. Già perché quando calano le immatricolazioni ad essere infelici sono in molti, addetti ai lavori. Aziende, cooperative, ditte individuali di professionisti più o meno tali, che si occupano dei sedili, degli pneumautici, delle lamine, delle turbine, delle centraline, dei policarbonati con cui si fanno i cruscotti… Persino chi produce viti, bulloni e dadi. Perché se una macchina non si vende, o si vende sempre meno, vorrà dire che lavorerà meno, avrà quindi meno soldi per consumare il proprio guadagno-stipendio, e si comincerà a domandare se non sia meglio cambiare settore. O magari nazione.

 

A salvare la caduta in picchiata delle immatricolazioni in Italia, secondo la FederAuto (associazione che riunisce i concessionari ufficiali dei costruttori d’auto), ci hanno pensato le Km0, portando il dato negativo da -35% a -19%. Comunque un dato significativo e preoccupante. Su cui non può non aver influito il caro carburante. C’è meno liquidità in giro così, visti i costi alle stelle di un litro di benzina, si cerca di risparmiare qualcosa con vetture seminuove, o poco usate, che garantiscano comunque di stipulare un buon affare.

 

A febbraio il mercato dell’auto in Italia è stato ancora pesantemente in rosso, passando dal già negativo meno 17 per cento di gennaio a meno 18,9 per cento. Il dato sulle immatricolazioni la dice lunga è lo stesso del 1984 (poco più di 130.000 vetture), quando la capacità produttiva era minore, quando c’erano meno soluzioni e modelli offerti, quando c’era meno marketing e meno competizione.

 

Si salva chi può. Si salvano le coreane Hyundai (+11,5%) e Kia (+43,5%), l’inglese Land Rover (+26,5%), l’americana Chevrolet (+17,5%), e l’anglo-tedesca MINI (+15,4%).

 

Gli altri tutti giù, a partire dal gruppo Fiat (FiatLanciaAlfa Romeo) ha chiuso con un -20%, l’americana Ford fa segnare un -28,7% la tedesco-russa Opel si ferma a -39,9%, la francese Renault a -32% e l’altra francese Peugeot a -24%, con l’altra l’italiana DR, che assembla vetture cinesi, che ha drammaticamente chiuso a -82%. La Volkswagen ha invece mantenuto invariato il numero di modelli venduti rispetto al mese precedente.

 

Colpito è anche il segmento delle vetture “premium”, che risente soprattutto delle azioni del fisco contro i possessori di modelli con potenza superiore ai 250 cavalli-185 kW. Il primato negativo è dell’Audi (-36%), quindi viene la Mercedes (-19%) e la BMW (-14%).

 

In base ai risultati di questi primi due mesi dell’anno, salvo interventi governativi o incentivi a sostegno del settore, si stima che il mercato dell’auto in Italia potrebbe chiudersi, nel 2012, con appena 1.500.000 nuove vetture vendute.

 

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