Monti, Berlusconi, Craxi e… Il sondaggio d’opinione

MBB

C’erano una volta un politico ed un tecnico.  No: c’erano una volta un imprenditore, poi divenuto per la gioia di molti un politico, ed un tecnico.  Se si volesse andare ancora indietro si potrebbe parlare di un imprenditore, poi divenuto politico, ed un politico tout court, prima, molto prima, che arrivasse il tecnico.

 

Stiamo parlando di 30 anni di storia italiana ed oltre. Stiamo parlando di Berlusconi e Monti, ma anche di Craxi. Perché se la storia è ciclica ed in un modo e nell’altro, pur cambiando tutti o quasi gli attori, si ripete, anche le analogie col passato sembrano non cambiare. Cerchiamo di andare con ordine.

 

Sappiamo tutti di quanto Berlusconi si servì di Craxi e quanto Craxi si servì di Berlusconi. Il primo a fini imprenditoriali, con i vari lodi Maccanico e le leggi successive sulla distribuzione delle Radiofrequenze Tv, il secondo a fini personal-politici, per governare pressoché con un plebiscito la nazione della Televisione, grazie alle enormi risorse di comunicazione di massa del primo, che nel tempo si allargarono sempre più grazie al secondo. Non ci soffermeremo spiegando come questo cane che apparentemente si morde la coda più che danni abbia portato benefici ad entrambi e danni al paese, è palese, bensì metteremo in luce, con una congettura precursora ed anche un po’ fantascientifica, quanto ciò che è avvenuto si potrà ripetere nel presente e nel futuro, se non lo sta facendo già.

 

Sia chiaro non vuol essere un’accusa, semplicemente, nella patria del tornaconto, ci sta che due faccendieri illustri (Monti e Berlusconi), che da bravi imprenditori/economisti conoscono bene il teorema del tornaconto, si facciano vicendevolmente i propri interessi, a scapito dei più. Tutto sta a dirlo, ma sarebbe troppo facile, per questo bisogna capirlo.

 

Monti sta al governo grazie al passo indietro di Berlusconi. Craxi stava al governo grazie alla propaganda mediatica di Berlusconi. Berlusconi da Craxi trasse enormi benefici, rimanendo nell’ombra, ancora di più di quando espose la sua fragilità umana alla pubblica piazza, nel quasi ventennio appena trascorso. Bene, Berlusconi da quando Monti è al governo raramente esce dall’ombra. Nel frattempo c’è stata un’ipotesi di vendita low-cost delle frequenze radiotelevisive, con la scusa che alcune verranno utilizzate, dal 2015, dalla banda larga mobile, come previsto dalla Conferenza ITU di Ginevra. E c’è stata un’assoluzione per prescrizione ad un processo mandato avanti fra mille intoppi (Mills). Senza trascurare le proposte circa l’annoso tema della riforma della Giustizia. Tutti argomenti che se fosse rimasto Berlusconi in prima linea avrebbero fatto storcere il naso all’opinione pubblica, che sarebbero stati tacciati come ennesima riprova delle leggi ad personam. Ed invece?

 

Ed invece si tratta della stessa cosa. Nell’ombra. Nel gioco sottile del do ut des. Monti sta al governo perché l’ha deciso e lo vuole Berlusconi, che fece buon viso a cattivo gioco e si ravvide molto presto sul modo di poterne trarre beneficio, perché alla fine è sempre l’imprenditore a comandare, sul politico o tecnico di turno. L’imprenditore che ha i soldi per fare, per massacrare un uomo (si ricordi il caso Boffo) o per idolatrarlo e agevolarne carriera e affari, a mezzo di comunicazione di massa. E questo Monti lo sa. E pur non avendo, com’è plausibile, alcun scheletro pantagruelico nell’armadio, si guarda bene dal correre il rischio di far del male al satrapo, cercando al contempo di trarne giovamento e provando ad imitarlo.

 

Tanto da seguire la sua stessa via di comunicazione, da usare la sua stessa strategia di propaganda: l’annuncio ed il sondaggio d’opinione. Utilizzando poi il suo medesimo strumento di governo: la questione di fiducia per, quasi, ogni legge. Cosa più che discutibile, essendo depositario di una maggioranza trasversale impensabile: cattolici, laici, liberali, sinistroidi, tutti assieme appassionatamente. Tanto che ti chiedi come mai ci sia bisogno dei Decreti Legge. E poi ti rispondi che senza quelli si corre il rischio che la legge venga modificata e peggiorata (o migliorata? Dipende dai punti di vista) da un manipolo di franchi tiratori parlamentari. E ciò non va bene per chi sta al potere e deve comandare, tutelando gli interessi di chi te lo lascia fare, ciò è troppo democratico per lasciar correre, è troppo verso il bene comune. Che si vuole perseguire, per modo di dire.

 

La dimostrazione? L’uso dell’annuncio e del sondaggio. Mentre il paese è in recessione nonostante lo spread in discesa Monti, anche a distanza, lancia annunci su leggi imminenti che poi raramente lo diventeranno (tipo l’istituzione dell’IMU anche per gli immobili di proprietà ecclesiastica volti al lucro) e minacce, facendosi all’occorrenza scudo coi sondaggi d’opinione, come il predecessore. Non fa che ribadire che potrebbe lasciare quando vuole, ma poi non se ne va veramente, per paura che il paese fallisca, lo fa per noi. Contemporaneamente che fa? Mentre la gente borbotta in solitudine, e i giornali e le televisioni lo raccontano, lui millanta gradimenti invariati e magari anche in crescita, come faceva il suo predecessore: attraverso i sondaggi (“Nonostante alcuni giorni di declino a causa delle nostre misure sul lavoro questo governo sta godendo un alto consenso nei sondaggi, i partiti no” – Ansa 28/03/2012). Del resto la politica si fa coi sondaggi e con gli annunci e lui che non è politico, ma tecnico, però perspicace, l’ha già capito.

 

Si potrebbe parlare di berlusconizzazione di Mario Monti? Può darsi. Noi crediamo però che sia piuttosto un deja vù dal quale non siamo destinati ad uscire, finché gli interessi di pochi prevarranno sul bene comune. E per far si che ciò avvenga non basta borbottare, non serve più andare a votare. C’è bisogno, piuttosto, di un comune agire.

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