Perché l’Italia fallirà – Why Italy will go broke

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** Translation after the article in Italian

C’è una cosa che Mario Monti, 69 anni compiuti il giorno della festa del papà, sa bene e che finge di non sapere, sperticandosi nel diffondere ottimismo nei mercati, facendo voli pindarici e transoceanici per convincere gli investitori con gli occhi a mandorla a venire nel bel paese, per risollevarne le sorti, le imprese. L’Italia fallirà, è ineluttabile. L’Italia fallirà, ma è inevitabile? No, la soluzione ci sarebbe, basterebbe guardare al passato e trovare il coraggio d’arrestare il tornaconto delle banche d’affari, ad esempio vietando le scommesse sulle fluttuazioni dei prezzi e delle sorti degli stati, coi prodotti economici “derivati”, un po’ difficile se si è a capo del governo proprio perché consulente importante e grazie a una banca d’affari (che campa di investimenti, e di derivati).

 

L’Italia fallirà, si diceva. L’Italia fallirà perché per pagare gli interessi del 7% sul debito pubblico (contratti prima dell’avvento di Monti al governo, ad oggi sono del 4,68%) dei suoi BTP decennali, deve crescere almeno del 3% annuo nel Prodotto Interno Lordo (PIL). E’ una percentuale mastodontica, da miracolo economico e non percorribile con le politiche attuali. Né con la flessione dei mercati in recessione, anche dovuta al calo delle esportazioni europee a cui nessuno resiste, nemmeno la Germania.

 

Neanche il più stupido marmocchio arriverebbe ad approvare, in tempi di contrazione dei consumi e delle spese, politiche restrittive e tartassanti su famiglie ed imprese. La storia e gli economisti illustri insegnano che per uscire dalla crisi e far ripartire l’economia occorre spendere, anziché pretendere, anziché trattenere. Occorre spendere in infrastrutture, rilevare e nazionalizzare imprese private chiave, in servizi, spendere per tecnologizzare la nazione, per incentivare le nascite (più si è più si spende!), per renderla più indipendente dai carburanti e dallo scempio ambientale (ad esempio con politiche fotovoltaiche). Esattamente il contrario di quanto viene fatto, con il Governo Italiano che fa tagli su tutto, pone nuove tasse e accise e cancella diritti a tutti: lavoratori e imprese.

 

Ma l’Italia fallirà anche per altro. Una nazione che non ha futuro la riconosci dalle nascite. E dalle fughe. Bene, l’Italia è uno strano paese in cui si nasce poco, se si è intelligenti si fugge, e si va ad invecchiare fuori. Ebbene oltre ai cervelli cominciano a scappare da qui anche i pensionati. E se giovani e vecchi se ne vanno in Italia restano solo gli immigrati. Sottopagati. Spesso in nero, abituati a vivere in promiscuità e con nessuna intenzione di pagare tasse e multe, perché quando li verranno a cercare per riscuotere, forse, se ne saranno andati via anche loro.

 

Si dirà che non c’è nulla di strano, gli italiani sono da sempre un popolo di santi, poeti, navigatori ed emigranti, anche per via del massiccio esodo post-guerra. Si potrà obiettare che a quell’esodo fece seguito il miracolo economico. Quindi se la gente parte è un bene. Neanche per niente. Primo perché chi parte non spende in Italia, e quindi contribuisce a far crescere il PIL del paese in cui si trova. Secondo perché si dimentica un dettaglio rilevante: l’immigrazione. Negli anni cinquanta a causa del poco lavoro molti partirono, lasciando opportunità a chi rimaneva. D’altra parte se i posti erano pochi e si restava in pochi presto venivano occupati e l’economia ripartiva. Gli emigranti poi mandavano i soldi in patria, così che chi li riceveva li spendeva per vivere, ma magari investiva anche, aprendosi un’attività. Tutto questo movimento produsse benessere che si tradusse nel primo miracolo economico. Oggi non sarebbe più possibile. Perché chi parte spende all’estero e non manda niente in patria, perché ora i posti lasciati liberi da chi fugge vengono presi dagli immigrati che vengono sfruttati e accettano minori tutele, garanzie e salari rispetto agli italiani. Ed i cui soldi guadagnati, fatta salva una piccola parte che riservano per vivere, inviano al paese loro. Esattamente quello che facevano gli emigranti italiani, al contrario.

 

Più sopra si diceva che per sostenere un interesse del 7% si deve avere una crescita annua almeno del 3%. Crescita che si ebbe e fu anche maggiore in occasione del secondo boom economico di Stato, quello degli anni ottanta. Si potrebbe ribattere che negli anni ottanta ci furono meno emigrati, eppure il boom si ebbe ugualmente. Con una differenza importante: allora lo Stato fece lo Stato, spendendo (ahimè malamente, tanto che il maggior debito pubblico attuale si concretizzò da lì), investendo nel sociale (ad es. con la scala mobile per i salari). Non è questa la sede per definire errori, omissioni e soluzioni alternative, col senno di poi. Ci limitiamo solo a confermare che, se si vuole crescere, crescere di nuovo, bisogna spendere.

 

Bisogna guardare al passato quindi, uno Stato moderno deve spendere, investire, nazionalizzare, incentivare. Vietare le scommesse economiche. Bisogna far nascere, trattenere le persone e non mandarle a costruirsi un futuro o godersi la vecchiaia fuori, bisogna retribuire. E non tagliare. La ricetta è semplice: più soldi, più servizi, più figli, più aumento della spesa e del benessere pubblico producono più PIL, il contrario lo fa diminuire. E porta lo Stato a fallire.

 

E’ così chiaro. Ma è una via distante anni luce dagli interessi individuali. In una nazione in cui pochi hanno molto, se non tutto, che bisogno c’è di fare avere qualcosa in più a chi è abituato a non avere niente? D’altra parte ciò comporterebbe che chi ha di più abbia meno, e questo non è nemmeno lontanamente tollerabile da chi amministra o da chi dietro le quinte muove i fili dei burattini che si è scelto per tutelare i propri interessi lobbistici e clientelari. Ecco perché l’Italia fallirà. Presto, tardi che sia. Prima o dopo la Grecia. Ma l’Italia fallirà. E non sarà l’unica.

 

——– TRANSLATIONS

 

Mario Monti, 69 years old, knows a thing very well, a thing he pretends he doesn’t know, spreading optimism in the markets, having transoceanic flights to convince slanting eyes investors to come to Italy, to better its destiny, its enterprises. Italy will go broke, it’s ineluctable. Italy will go broke, but is it inevitable? No, there could be a solution, it could be sufficient to look at the past and to have the courage to stop investment banks’ interests, for instance, prohibiting bets on price fluctuations and on states’ destiny, with “derived” economic goods, it’s a bit hard if you’re at the head of the government because you’re an important adviser and thanks to an investment bank (which lives of investments and derivatives).

 

Italy will go broke, they said. Italy will go broke because Gross Domestic Product (GDP) has to increase by 3% yearly, to pay 7% interests on national debt (taken out before Monti’s government, up till now they’re 4,68%) of its decennial long-term Treasury bond. It’s a colossal percentage, for an economic miracle and not for the current politics nor with drop in slump markets, also due to the downturn in European exports, which nobody can resist, not even Germany.

 

In times of consumption and expense’s contraction, even the most stupid child would approve of restrictive and harassing politics on families and enterprises. History and famous economists teach that it’s necessary to spend, and not to claim or deduct, for going out fromcrisis and let economy restart. It’s necessary to spend in infrastructures, to take over and to nationalize key private enterprises; it’s necessary to spend for making the nation technological, for stimulating births, for making nation more independent from fuel and destruction of landscape. It’s the complete opposite of what it’s done, with the Italian Government that makes cuts in everything, levies new taxes and excises and cancels rights to everyone: workers and enterprises.

 

But Italy will go broke for another reasons, too. A nation with no future is recognized by births. And by escapes. Well, Italy is a strange country where there are less  births, if you’re clever you escape, and people grow old abroad. So, besides brains, pensioners also escape from here. And if young and old people go away, only immigrants remain in Italy. Underpaid. Hired illegally, used to live promiscuity, and with no intention of pay taxes and fines, because when they’ll look for them to collect, maybe, also them, they’ll go away.

 

It is said there isn’t anything strange, Italians people are always a people of holies, poets, navigators and emigrants, also due to the postwar massive flight. You could object that economic miracle followed that flight. So, if people leave, it’s good. It’s not right. First, because people who leave, don’t spend in Italy, and so they contribute in making grow GDP of the country where they are. Second, because we forget an important particular: immigration. In the ‘50s years, a lot of people left because they hadn’t a job, leaving a chance to people who remained. However, if workplaces weren’t much and people weren’t much, economy restarted. Emigrants sent their money in their country, so people, who received it, spent it for living, or for investing, opening an activity. All this movement produced wealth, that translated in the first economic miracle. Today it wouldn’t be possible. Because people who leave spend abroad and they don’t send anything in their country, because now immigrants take the places of people who escape, and immigrants are exploited and they accept lower protection, guarantees and wages than Italians. And they send their earned money to their country, except for a little part they use for living. That is exactly what Italian emigrants did, on the contrary.

 

Before it was said that you must have a yearly growth of 3%, for supporting an interest 7%. A growth you had on the occasion of the second economic boom of the State, that’s of ‘80s. You could answer back that in ‘80s there were less immigrants, but there was the boom all the same. With an important difference: at the time, State did State, spending (dear me so badly that the present national debt was realized since that period, investing in social works (for example with indexed-linked goods for wages). That’s not a suitable place for determining mistakes, omissions and alternative solutions, with hindsight. We just restrict themselves to confirm that, if you want to grow, grow again, you must spend.

 

So, you need to look at the past, a modern State has to spend, invest, nationalize, stimulate, prohibit economic bets. You must originate, restrain people and not send them to build a future or enjoy their old age abroad, you must pay. And you mustn’t cut. The formula is simple: more money, more services, more children, more rise in expense and in public wealth, they product more GDP, contrary makes it reduce. And it let State go broke.

 

It’s clear. But it’s a way far light years from individual interests. In a nation where few people have a lot, does somebody need to give something more to people who are used to have nothing? However, this would involve that people who have more, will have less, and this is intolerable for who manage or pulls the strings of the puppets he chose for safeguarding his lobbying and patronage interests. That’s why Italy will go broke. Sooner or later. Before or after Greece. But Italy will go broke. And it will not the only one.

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