Audi e-Bike, Arlen Ness, Italjet Diablo: sale il carburante, cresce la voglia di pedalare

audi-logo-1

Traffico, smog e carburante alle stelle stanno facendo desistere milioni d’Italiani dall’uso dell’auto e li stanno dirottando a ritroso, come un bimbo che riscopre un giocattolo vecchio eppur glorioso, verso il passato. Un passato fatto di ritorno alla vita contadina più di quella mondana e cittadina, fatti di ritmi meno affollati ed allucinati, fatto di spostamenti in bici.

 

Sempre più nelle città girano ciclisti di ritorno e pedoni e, fra questi, sempre più per necessità o scelta tout court si avvicinano agli elettroni. Non è un caso l’uscita e la commercializzazione di una vettura totalmente elettrica su larga scala (la Renault Twizy n.d.r.), non è un caso l’attenzione di altre case automobilistiche e motociclistiche nei confronti del mezzo più antico e moderno assieme: la bicicletta.

 

Quando la passione incontra il brand di professione, quando il design incontra la tecnica, quando l’utilità si fa marketing e si propaga ecco che spuntano come funghi modelli simili eppure affascinanti, modalità alternative al solito tran tran, ed anche al Tram, per muoversi. Inquinando meno. Pagando meno. Facendo attività fisica e bruciando il benessere capitalistico accumulato sui fianchi.

 

L’esplorazione di nuovi segmenti di mercato, l’estensione di gamma della propria attività a quattro ruote alle due ruote (con la recente acquisizione della Ducati), motorizzate, evidentemente non bastava. E’ così che l’Audi ha pensato bene di entrare nel segmento dei velocipedi a pedali in grande (e pienamente suo) stile.  Al tradizionale raduno presso il lago austriaco di Wörthersee, l’Audi ha infatti presentato la nuova e-Bike, una bici elettrica dal design avveniristico (foto sotto) e dalle innovazioni interessanti sotto il profilo della ciclistica e dell’elettronica.

 

 

Con l’Audi e-Bike sarà possibile pedalare in maniera tradizionale (funzione Pure), servoassistita (Pedelec) o assistita in modo totale elettronicamente (e-Grip), grazie ad una batteria agli ioni di litio da 580Wh, lasciando al conducente solo la fatica di girare una manopola, come fosse in sella ad uno scooter elettrico. L’Audi e-Bike raggiunge un velocità di 80 Km/h nella modalità Pedelec e di 50 km/h (per risparmiare batteria e prolungare l’autonomia) nella modalità e-Grip. L’autonomia? Infinita… Nella modalità Pure, quando la forza motrice sono i polpacci e le gambe del ciclista! Altrimenti fra i 50 e i 70 km, a seconda della pendenza della strada, della velocità di crociera… L’Audi e-Bike adotta un cambio idraulico a 9 velocità dal funzionamento sequenziale simile all’R-Tronic montato sulla quattroruote di lusso R8. I freni, a disco, sono anch’essi idraulici e le sospensioni all’avantreno e al retrotreno sono ad aria. Nel telaio (foto sotto) è integrato un computer di bordo Touchscreen (che può essere collegato in modalità wireless ad uno Smartphone), sul cui schermo vengono visualizzati dati relativi all’utilizzo della bicicletta e si registra il percorso. Il computer controlla anche il sistema antifurto immobilizer del velocipede, che può essere sbloccato solo attraverso lo smartphone del proprietario, grazie al collegamento wireless già menzionato. Sempre tramite il collegamento fra il cellulare ed il computer di bordo sarà possibile inviare il percorso registrato durante l’allenamento per, a discrezione, condividerlo. Ma non finisce qui…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’Audi e-Bike, oltre ai social-dipendenti, si rivolge anche agli amanti delle evoluzioni e delle peripezie. Oltre alle 3 citate modalità di viaggio è presente un’altra modalità che controlla la potenza in impennata denominata Wheelie, con due programmi: Power Wheelie, con un angolo di impennata regolabile e il Balanced Wheelie, con cui il bilanciamento viene mantenuto elettronicamente in modo da cambiare velocità in impennata modificando soltanto la posizione del corpo (se si spinge in avanti la velocità aumenta, al contrario la velocità diminuisce). Inoltre la posizione di guida è regolabile: schiacciata per le evoluzioni, in linea col manubrio per la marcia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il motore elettrico, innovativo rispetto a tutti gli altri motori fino ad ora utilizzati nelle biciclette elettriche, raggiunge un picco massimo di 2.3 kW con una coppia di 250 Nm. La batteria si ricarica in due ore e mezza, attaccandola ad una qualsiasi presa di corrente a 230V. Il peso a secco è di 21 kg. Il prezzo? Essendo ancora un prototipo non è stato ancora ufficializzato, anche se dovrebbe essere compreso fra i 5 e i 7 mila euro.

 

Decisamente molti soldi in meno (2.200 € circa) ci vogliono per una bici elettrica firmata Arlen Ness, il popolare customizzatore di Harley Davidson e degli altri chopper e moto custom. Anche nel caso dell’Arlen Ness ci troviamo di fronte ad un design (foto sotto) minimalista e raffinato, minimalista anche nelle funzioni, fedele alla naturalità del mezzo. Una bicicletta servoassistita, una bicicletta nuda e pura. Fine. Venticinque Km/h, senza obbligo di bolli, assicurazioni (a meno che non la si voglia assicurare per stare sereni!), senza la schiavitù del carburante. Solo un telaio, un cambio Shimano Nexus a 9 marce, una batteria e un motorino elettrico. Ventisette kg di peso, computer di bordo, tre programmi di servoassistenza alla pedalata che, in base alla parte che fa il conducente, la spingono fino a 60 km di autonomia.

 

 

Ancora meno ce ne vogliono per l’equivalente italiana, la Italjet Diablo, precisamente 1800 €. Le caratteristiche sono in tutto e per tutto quelle della rivale statunitense, design compreso (foto sotto), stesso cambio, stessa soluzione di servoassistenza, ma l’Italjet Diablo ha un peso maggiore (1kg in più, 28 kg) dovuto anche alla maggiore capienza della batteria (che solo lei apporta un carico di 4kg a bordo), che tuttavia consente di raggiungere 80 km di autonomia, alla velocità di punta di 24 km/h.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A questo punto… Cosa scegliere: l’italiana, l’americana o la tedesca? L’Italjet Diablo, l’Arlen Ness o l’Audi e-Bike? E’ soggettivo e individuale. Dipende dal portafoglio, dall’importanza del design per ogni individuo, dall’uso che se ne intende fare, da quanto si è acrobatici… E difficile consigliare un modello piuttosto che l’altro perciò… Buona scelta.

 

You can leave a response, or trackback from your own site.

Leave a Reply