Le regine dell’Avana di Miguel Barnet hanno un cuore per amare, sopra il sedere

Le_Regine_Dell_Avana

Chi visitava Cuba qualche anno fa sapeva di trovare sesso facile per poche lire. Con donne, con uomini, con travestiti, con trans. Musica, sesso e povertà. Ahi Cuba, oggi non è più del tutto così e del resto non lo sarà mai stato solamente, se è vero quanto è vero ciò che ci racconta Miguel Barnet ne “Le regine dell’Avana”.

Le regine dell’Avana è un libricciolo che si legge in un pomeriggio, anche al mare, ma che ti fa pensare come l’amore sia qualcosa di universale, pure in mezzo alla miseria, nonostante l’embargo, il cinismo e il problema quotidiano:  mettere del cibo sul tavolino per tirare a campare, un giorno dopo l’altro.

E così senti la solitudine di Fàtima il travestito, toccante, nel primo racconto, premiato, del libro. La vedi consapevole di sé, ottimista, una batosta dietro l’altra. La vedi usata dal compagno, prima di essere abbandonata una volta averla costretta a cambiar vita. Ma, nonostante tutto, la vedi innamorata. Del bastardo come della vita. Così la trovi speranzosa chiederti, conscia di non aver risposta, se verranno tempi migliori. E tu te lo auguri, glielo auguri, nonostante sai bene che a 46 anni un travestito, per quanto possa essere giovanile e delicato, sta già nella parabola discendente della carriera.  

Carriera che è appena all’inizio, nonostante i due figli, quella di Miosvatis, nel secondo racconto del libro, quello per noi più riuscito. C’è un regalo da parte di un amante lontano fatto recapitare per mano dell’amico cubano all’amata. E’ tedesco, Wolfgang, ma a Cuba è Juanito, per semplificare. Miosvatis non è un travestito eppure non la vediamo, non la conosciamo se non con gli occhi di chi la conosce e la dipinge, probabilmente anche meglio di quello che è. Mentre attorno Cuba godereccia e misera, impicciona e furba cerca di stregarti, mentre fa la corte al protagonista, al messaggero, al corriere espresso dell’amore.

L’amore, ancora qui, l’amore che ritrovi nella seconda parte de Le regine dell’Avana, di Miguel Barnet, scrittore cubano. L’amore della zia Sunsita, che per amore della vita smette di fare ciò che fa’, se ne va’ come impazzita, per poi non far perdere le sue tracce, mantenendo i legami, scappando da una situazione in cui era incompresa, anche se non da tutti. O l’amore di Agata, la sorella di Richard che mentre tutti danno contro al fratello, compresa la madre della futura sposa, la sposa. O quello di Elvira, la moglie di Richard, che sta con lui e lo venera nonostante i sedicenti, veri o presunti, innumerevoli tradimenti. O quello della domestica Milagros, che cresce il figlio di Elvira nonostante abbia perso il proprio, che vuole bene anche alla Signora, ma che per amore del marito smette di lavorare in quella casa…

 Tutto l’amore di Cuba, delle cubane, in un libro di nemmeno cento pagine che ha un solo difetto, dura troppo poco, perché nonostante niente sia accennato la voglia di saperne di più non va via dopo la fine. La voglia di sentire ancora quell’amore. Di respirare quel sociale. Ma di certo, le regine dell’Avana di Miguel Barnet è un buon inizio, per conoscere Cuba sotto un’altra ottica, sempre caotica, ma meno disinibita, più innamorata. Come anche è un buon inizio per conoscere un autore, cubano, antropologo, ambasciatore…  E che ha scritto ciò che di solito a voce viene tramandato. Per questo ne scriviamo qui, per consigliarvelo e per continuare a tramandare quell’amore. Per Cuba, di Cuba, dentro Cuba.

Un estratto dal libro:

“Lì nessuno sa che il mio nome da combattimento è Fàtima e ancor meno che mi chiamo Manuel Garcia, il Re delle strade di Cuba. E nessuno può nemmeno immaginare che ho quarantasei anni compiuti. […] La mia occasione arriverà. Ho pazienza, so aspettare. Chi avrebbe mai detto che avrei visto il papa da vicino? Io l’ho visto proprio con questi miei occhi, com’è vero Iddio. Nessuno me lo può venire a menare, io l’ho visto, perchè tutto è già scritto nel libro della vita, perfino il giorno in cui uno morirà. La metropolitana dell’Avana la inaugurerò io. Vedere per credere. Quello che bisogna fare è essere ottimisti. Anche contro tutto e tutti.”

 

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